L’adozione

18/7, Antagnod

L’altra sera hai detto ben decisa a papa che lui e zio Giorgio (nostro ospite) erano stati nella pancia di Nonna Ida, e che tu volevi essere nata dalla pancia della tua SECONDA MAMMA.
Grazie.

Quando me lo dici io ti rispondo sempre che non nella pancia, ma ti ho tenuto tanto nel cuore e nella testa, prima.
Altre mamme a volte mi trattano come con compassione: ho perso l’ emozione di pancia, ecografie, parto etc.
Sinceramente, non ne sento la mancanza. Al loro posto ho avuto sofferenze (di nuovo?!) da un lato, e tanta ricchezza dall’altro.
Vedi, per arrivare all’adozione siamo passati attraverso tanti esami medici spiacevoli (compresa una laparoscopia in anestesia totale) e vari tentative di inseminazione artificiale. Alla fine, come dissi a papà, mi sentivo ‘spuntare le vibrisse’, ossia un po’ una cavia di laboratorio.
Deciso per l’adozione, abbiamo iniziato a frequentare un gruppo di formazione al consultorio. Era previsto dalla prassi, e ci siamo andati per cinque anni, una volta al mese: é diventata un’esperienza importante, di condivisione di gioie e dolori, ansie e festeggiamenti di nuovi bimbi. Papà e mamme insieme.
Ecco, l’adozione rispetto al parto comporta una maggior partecipazione dei papà, sempre: come ne sono ulteriormente contenta, ora che ti vedo (e ti proietto nel futuro) con un rapporto così importante con papà!
Ogni tanto ti guardo, guardo i tuoi tratti cinesi, il tuo corpicino così slanciato, i tuoi piedini così magri.. tutti diversi da me…e non riesco comunque a sentirti ‘non mia’.
No: sei una personcina speciale, ‘tua’ in quel senso.
Ma sono mie le tue ciglia, il tuo tontolino, le tue manine: quanto le ho baciate, lavate, imborotalcate, accarezzate…. e spero che ci sia di mio anche nella tua testolina, nel tuo cuoricino… almeno quanto i miei sono pervasi di te.
E allora: nella vita dovrai giungere a patti con il fatto di essere stata nella pancia di un’altra mamma, la ‘mamma cinese’.
Di lei so che era giovane, primipara. La ringrazio, le sono debitrice di una grande gioia. Mi piace immaginare che abbia portato a termine la gravidanza per te, per garantirti un futuro ricco e più facile del suo. Non so se così é stato, ma sono convinta che sia più difficile portare a termine una gravidanza ed abbandonare il bimbo che hai tenuto nel grembo per 9 mesi, piuttosto che abortire.
Poi magari per la tua prima mamma non é stato così, magari in Cina funziona diversamente… ma la scelta c’é stata, comunque coraggiosa e positiva per noi.

Potrai farti un complesso di ‘abbandonata due volte’ (dalla prima e dalla seconda mamma): io potrei girartelo in ‘amata doppiamente’.
Più mamme, più geni, più forme di amore: più ricchezzza. Fattene forte!

Fra i vari episodi di stupidità circa l’adozione che mi sono capitati, uno é particolarmente significativo. Un uomo, indicandoti, mi chiede “E’ figlia sua o adottata?”. E io, irritata, di rimando “La questione é mal posta: é figlia mia, ED é adottata”.

A proposito di analisi del passato, regrets etc. mi sono chiesta se avrei voluto un figlio… ‘mio’.
Ma non riesco a formulare, a capire la domanda. Tu SEI figlia mia. Non sei stata nella mia pancia, ok. Ma sei mia anche fisicamente: sai, nei primi tempi della domanda di adozione, comunque proseguivamo nei tentativi di inseminazione. Poi d’un tratto, basta: era iniziata una gravidanza psicologica, una vera e propria attesa. Tu eri in arrivo, prima o poi. La mamma che era in me si stave preparando al lieto evento. Quando poi sei arrivata, sono ingrassata; a settembre avevo tutti gli esami del sangue sballati: il medico disse “qui c’é davvero stato un parto!”.
A volte, quando vedo figli di amici che assomigliano molto ai genitori, cerco di immaginarmi un bimbo/a coi tratti di papà bambino. Ma – deprecabile! – avrebbe il naso! e magari si scotterebbe al sole. Tu sei la mia bimba, speciale.
E per te, per cercare di darti il meglio, ho anche cercato di prepararmi. Quando abbiamo iniziato a pensare di avere un figlio ho scoperto al corso di training autogeno di avere dei complessi, dei problemi nei confronti della maternità, del rapporto madre/figli, di avere insomma paura di non riuscire ad essere una buona madre. Sono andata apposta dallla psicologa ed ho iniziato a scoprire – e risolvere, spero – alcuni problemi.
Confrontandomi ora con amiche mamme, mi rendo conto di quanto ho fatto bene ad affrontare PRIMA i miei conflitti interni – per te e per me.
Insomma, sei stata proprio attesa e desiderata.

Advertisements

Leave a Reply

Please log in using one of these methods to post your comment:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s