I figli, un figlio adottivo

Perché vogliamo un figlio?

Paola

In realtà, un figlio l’ho sempre voluto, anche prima di Carlo e comunque da sempre nel nostro matrimonio. Era un desiderio un po’ incosciente ed egoista: avere un bambino con cui crescere, cui dare il mio amore e tra­smettere l’amore per il mondo.

Poi, mano a mano che il rapporto con Carlo si costruisce in qualcosa di solido, eterno, e continuiamo a vo­lerci così tanto bene che ne avanza…… diventa spontaneo pensare a condividere con un figlio i momenti di serenità, di intimità, le risate, le tavolate la domenica con nonni e bisnonni, le passeggiate nei boschi di Villarbasse a raccogliere castagne (quanto mi ha insegnato in proposito la nipotina!), dischi e fiabe, pappe e bagnetti.

Prima, pur cercando un bimbo, temevo un po’ gli sconvolgimenti che questo porterebbe. Mano a mano che pas­sa il tempo, si regolarizza anche la nostra vita, e guadagniamo sempre più spazio – e forse maturità – per una presenza invadente ed esigente.

Ci dicono che dovremo rinunciare ai nostri viaggi, alla vela. In realtà lo sappiamo bene, e già viviamo questi momenti come meno importanti, come una fase della nostra vita che ormai sta giungendo ad un normale stop. E’ stato così con tutto, no? All’Università si studiava, si studiava, poi si arrivava ad un momento in cui qual­siasi aggiunta non sarebbe servita: si era pronti. I primi anni del nostro matrimonio le sere erano impegnatissime fra amici, cene, cinema: oggi siamo contenti di stare la sera, a casa, insieme. E ci manca qual­co­sa: potremmo stare bene, insieme, in di più. Abbiamo il cuore così pieno d’amore, che ce n’è per qualcun altro.

Carlo

Perché, nel corso dell’evoluzione del nostro rapporto, è diventato ovvio. Non lo era all’inizio e lo è diventato a seguire, man mano che ci conoscevamo meglio, eravamo più tranquilli o consolidati con noi stessi, gli altri, il lavoro.

Ed oggi credo sia naturale e faccia parte della nostra forza di rapporto di coppia.

Questo in un processo durante il quale abbiamo visto altri amici avere figli, mia sorella ha tre figli ovvero 3 nipotini col quale sono lo zio (e Paola la zia) che gioca con loro sul tappeto in campagna, che corre sul prato o che so io. E non solo mi piace, ma mi ci riconosco senza particolari vergogne.

Perchè vogliamo un figlio adottivo?

Paola

E’ nelle cose risapute dall’inizio della nostra storia: bimbi nostri, più bimbi adottivi. Per dare a bimbi che ne han­no bisogno, perché un mix figli nostri + figli adottivi darebbe maggiore senso delle misure a noi come genitori ed ai bimbi naturali….

Se poi il bambino nostro non arriva, partiamo con il bimbo adottivo!

Mi ricordo quando andai con papà e mamma a trovare gli zii che avevano appena avuto Cristiano: avevo tre anni, e da allora – non so come me lo abbiano detto – ho sempre saputo che Cristiano non era nato dalla pancia della zia Mariangiola, ma da un’altra mamma che non poteva crescerlo. Comunque, di quella prima visita ricordo la zia che imborotalcava il sederino di Cristiano, e fra lei ed una mamma non c’era alcuna differenza. Cristiano, e poi Sandra (arrivata due anni dopo, lui biondo, lei rossa, i miei zii mori) sono sempre stati i miei cuginetti: che fossero adottati, era una cosa che sapevo (e loro sapevano), ma che non comportava alcuna differenza. Forse, alcune particolarità in realtà me le avevano fatte notare i miei: ad esempio, mi ricordo quando la zia era in clinica, alla nascita di Anna. Vicino al letto aveva un leggio, con un disegno fatto da Cristiano e Sandra: rappresentava la mamma con un bimbo nel pancione, e due bimbi (Cris e Sandra) per mano. A me sembrava il disegno più naturale del mondo, in quel caso: se me lo ricordo, è forse perché aveva col­pito i miei – come, oggi, colpisce me, positivamente, nella prospettiva dell’esperienza che stiamo per affrontare.

I miei dicono che gli zii hanno fatto differenza fra i figli, privilegiando Anna… Io non me ne sono accorta, e comunque col senno di poi, certamente oggi la famiglia dei miei zii è molto più serena, ed i tre fratelli molto più uniti, che non la nostra!

Quando leggo o sento delle ansie dei genitori adottivi di essere messi in discussione dai figli, penso

a quanto ho discusso io mia madre; ed alle ansie dei miei zii quando Alessandra, per la sua laurea in Legge, ha scelto una tesi sul riconoscimento di paternità. Pensavano che Alessandra volesse ripercorrere le sue origini, mentre in realtà lei me ne ha raccontato semplicemente come di un argomento di medicina legale, sua pas­sione.

Dovremo ricordarcene, quando ci troveremo a nostra volta genitori di figli adolescenti!

Carlo

Perché, dopo un po’ di tempo passato nel capire se e perché volessi un figlio, e dopo la reazione inizialmente più forte da parte mia sul tema dell’adozione (almeno come opzione numero uno) la cosa è diventata normale.

Abbiamo vissuto la cosa come un processo nostro di maturazione, come un confronto con gli amici (perché, ma come siete coraggiosi, ….), scoprendo intorno a noi molti più casi di quelli che pensassimo o conoscessimo.

Non solo, vivendo il caso di mia cugina e suo marito che hanno attraversato le stesse fasi e la stessa do­man­da e trafila, con un “vantaggio” temporale di circa un anno su di noi (stanno aspettando Rupali, una bimba dall’India).

Pensandoci genitori, come ci vediamo?

Paola

L’aspetto pratico non mi spaventa, saprei organizzarmi ed è quasi ora che rinunci alle lunghe dormite del week-end.

Mi vedo fantasiosa, spiegare al bambino, giocando nel prato, la vita delle formichine e dei fiori. Vorrei essere un’amica con cui chiacchierare, perché in tanti anni di baby-sitting prima, ed ora come zia, ho sempre pensato che i bambini possono insegnarci tanto sul come vedere il mondo con occhi nuovi…

Spero di essere positiva e riuscire a trasmettere ai bimbi il mio amore per la vita, e la facilità a superare i momenti difficili, e l’importanza del sorriso nei momenti belli.

Ogni tanto, sul lavoro, o mentre cammino per strada, mi viene da pensare a cose belle o buffe che ho visto o letto…. e sorrido, fra lo stupore (e l’invidia) della gente intorno: vorrei trasmettere questa serenità e libertà ai nostri bimbi.

Vorrei costruire insieme castelli di sabbia, per scatenare la fantasia e scoprire (succede sempre anche nella vita, no?) che il mare arriva e lo distrugge: è nel destino del castello di sabbia, e si può allegramente ricominciare da capo…

Ricordo le piccole-grandi emozioni della mia infanzia, con il papà o la mamma: i pranzi in allegria tutti insieme, la costruzione del presepe ogni Natale, il temperare le matite colorate la sera prima dell’inizio della scuola, i racconti sulla scuola al ritorno a casa, i picnic improvvisati, le gite al faro…. Sono momenti da dare ad un bimbo, comunque.

Ovviamente la mia vita lavorativa cambierebbe, ma è anni che lo so e che mi ci sto organizzando, in modo da poter avere un lavoro più tranquillo, magari da svolgere a casa… Stiamo ponendo le basi anche per quello. D’altronde, su quel fronte ormai quel che potevo raggiungere in azienda l’ho raggiunto, e ho sempre pensato che dia molto di più dedicarsi ai figli.

Carlo

Entusiasta, con la voglia di ridere scherzare giocare condividere scoprire coccolare imparare l’uno dagli altri…. Nonché di mettersi in discussione, di affrontare il tema complesso di un trasferimento di valori soprattutto tramite l’esempio, l’affetto della nostra coppia.

Sarei inizialmente geloso di Paola, ma ancora di più tenterei di spendere tutto il mio tempo in famiglia con lui/lei; morale, sarà divertente (e il nostro rapporto uscirà per definizione diverso, meno possessivo, più maturo).

Dovrò tornare a casa prima, ma è qualcosa che fa parte del fatto che ne valga la pena ed è qualcosa che do per scontato. Magari lavorando un pelo anche a casa, ma con la voglia di condividere le fasi della crescita del bambino/a con noi.

Come vedo Paola/Carlo come madre/padre?

Paola

Carlo sarebbe un sano misto fra suo padre e sua madre: senso di responsabilità e di importanza dei valori mo­rali, e voglia di giocare con i bambini. Tornerebbe a casa tardi, come ora (anche se torna molto prima di tanti amici, già padri), ed a quel punto si dedicherebbe al bambino: sono certa ne sarei gelosa, ed orgogliosa al­lo stesso tempo. E’ bravissimo con i bambini (è un bambinone lui stesso): ha un’incredibile capacità di inventare canzoncine buffe con storie tagliate su misura sui bambini e le situazioni del momento, per il divertimento pazzo dei bambini cui le canta!

Carlo

Bene! la vedo con il popo in braccio, la vedo affettuosa ed imbranata perché non sa come fare, come lo è stata mia sorella ma certo meno di altre amiche…

La vedo sensibile e premurosa, che legge libri sull’educazione dei fanciulli e che si confronta costantemente sui temi del caso.

Paola, ancora

Rileggendo, mi sembra di emergere come la romantica fra i due, quella che fantastica e si lascia andare in un suo mondo, quindi forse distante dai compiti concreti richiesti da un bambino. Eppure sono così pratica, concreta, organizzata, attenta a predisporre il necessario per anticipare possibili problemi, o pronta a rimboccarmi le maniche se questi sorgono all’improvviso.

Mi ha colpito come dò quest’immagine di “testa sulle nuvole”, e mi preoccupa per quello che ciò può com­por­tare nei confronti di un bimbo. Carlo mi ha detto semplicemente di scrivere come ho notato ciò, e come questo è solo un aspetto della mia personalità. Dice che solo il fatto che me ne rendo conto, me ne stupisco e mi preoccupo dell’impressione che può suscitare è segno di quanto sono realistica e cosciente ….

Mi ricordo quando, alla ricerca del primo impiego, andai alla Clinica del Lavoro a sottopormi ai test ed ai colloqui psicoattitudinali: ne emerse che io ero molto precisa, puntuale, ordinata. Scoppiai a ridere, immaginando di raccontarlo ai miei che per 24 anni si erano disperati del mio disordine e del fatto che arrivavo sempre in ritardo: mi dissero che probabilmente questa era la manifestazione esteriore, non corrispondente a quella che sono in realtà. Ed in effetti, lo scopro ogni giorno: nel disordine (mentale e fisico) sono precisa ed ordinata. Posso saltare da un pensiero all’altro, faccio e dico più cose in contemporanea, leggo camminando fra casa e la metropolitana, ma sono io a ricordare a Carlo gli impegni, a pianificare le cose in casa ed al lavoro in modo che tutto fili liscio.

Esattamente in questo modo mi vedo nei rapporti con il nostro bambino: una racconta-favole anche attenta al­le esigenze materiali, una “pazzariella” con la quale cercare conchiglie sulla spiaggia, ma attenta al rispetto di orari e menù.

Tutto sommato, sono assolutamente contenta di esser come sono: da una lato sorrido e sono serena, dall’altro ogni sera mi metto qui a “denudarmi”, a tirare fuori me stessa e studiare cosa ne emerge, facendomi i problemi del caso. Critica, ma positiva. Non apprezzo le persone non critiche, né quelle che si autodeprimono per piccolezze.

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