– Dibattito in TV tra un ateo ed un teologo.

Per il religioso, la vita è qualcosa in vista del tutto (o  quasi tutto) della vita eterna; per l’ateo la vita terrena è tutto (o quasi  tutto).

Ora, per me tutto è ben riassunto in quell’ode alla vita  che ti ho trascritto in prima pagina (la notte prima della mia operazione).
La vita va vissuta appieno, assaporata, combattuta….
Ma ecco, forse la differenza che avverto oggi è sui limiti:  prima facevo tutto come se fosse indispensabile “qui”, “oggi”. Mi spingevo  sempre al meglio: i voti migliori, i risultati migliori al lavoro, una vacanza  organizzata minuto per minuto….
No, Chiara, vivi anche per te, per il tuo io: un minuto in  più trascorso nella lettura, nel pensiero, nel gioco, comunque ti aiuterà a  costruire te ed il tuo domani (qui e…. chissà).
Tu sei orgogliosa e precisina; col papà che ti ritrovi  rischi di stressarti per i voti, la scuola. Leggi per te, studia perché ti  interessa.
Poi, ti interesserà anche prendere buoni voti.
Ma nel panorama di una vita ti lascerà di più una sana vita  sportiva, delle amicizie nate fra i banchi e coltivate fra cinema e gite, che un  voto sofferto con l’insegnante sbagliato.

In questi giorni sto leggendo molto, romanzi, e me li  gusto, me li scelgo e mi stupisco dello stile particolare di ogni scrittore,  delle soluzioni individuali alle storie… Vorrei imparare da tutti, per  scrivere qualcosa che rimanga e si faccia leggere.

In ogni caso, penso che se la malattia non fosse arrivata  al cervello, mi sarei ancora “distratta” e avrei passato questo tempo a studiare  accanitamente. Anche la fisioanatomia del cervello o le teorie di Freud e  compagni mi interessano, ma mi “divertono” di meno e comunque mi ci sarei data  con più determinazione (in vista degli esami): di nuovo ed ancora dover essere,  anziché tempo, sapore!?

Sia ben chiaro: la vita è anche doveri da assolvere e lotte  da combattere.
Io la ho vissuta molto in tal senso – forse troppo.
E oggi dico: non è che l’importante sia solo partecipare.
Con il tuo carattere (già influenzato dal mio?) ti  importerà vincere.
Ma non serve stravincere, non serve cercare occasioni di  lotta e confronto con se stessi e con gli altri; a volte tanti secondi posti  alla lunga premiano di più.

Guardandomi indietro ed avanti, continuo a realizzare che  papà e te siete il meglio della mia vita.
Tu non ci saresti stata se papà non fosse quello che è, e  non mi avesse assecondato nella scelta dell’adozione e così via.
E allora il papà: eravamo amici, io mi innamoravo di  persone completamente diverse.
Con lui, la mia scelta è stata razionale: non ne ero  innamorata (lui lo ha sempre saputo, soffrendone; ma spero che tanti anni felici  insieme l’abbiano rasserenato in tal senso), ma avevo deciso che era la persona  giusta.
Ancora i primissimi tempi insieme, mi sono presa cotte per  più belli, più sportivi, più giovanili, più intriganti…
Che fatica che mi sarebbero costati, e nel tempo non  avrebbero premiato: mi basta guardare ai disastri sentimentali collezionati  dalle mie amiche.
Carlo non era “il massimo”, era “il meglio”.
E me lo sono assicurato, sposandomi giovane.
E ci ho investito, superando alti e bassi.
Diceva la Nonna Carla (a proposito a sua volta di Nonno  Ettore): l’importante è che ci siano stima ed rispetto; l’amore passa e va.

Io Carlo lo ho sempre stimato ed ammirato per tante cose  piccole e grandi. L’amore è venuto, grande.
Ogni tanto, negli anni, si è come addormentato: lo guardavo  e mi dicevo: “è finita, cosa provo ancora?”.
E tante donne, coi tempi che corrono, avrebbero posto  termine al matrimonio, o cercato un’alternativa… ci vuole una passione, o il  meglio… per poi ritrovarsi punto ed a capo, se non – spesso – dalla padella  alla brace.
E io ho sempre deciso di tornare ad investire nel nostro  amore, vederne i lati positivi, tornare a farlo sentire amato piuttosto che  iniziare a fare bronci e dare risposte antipatiche…
Spesso è solo una questione di innescare una spirale  positiva piuttosto che una negativa: le evoluzioni siamo noi ad indirizzarle,  con una cenetta in più piuttosto che una critica (che pure hai sulla punta della  lingua) in meno. Insomma, non cercare di vincere sempre, anche nel quotidiano,  anche nell’amore.

Guardati bene intorno, avanti ed indietro, e cerca la  scelta che più ti può dare felicità nella prospettiva di una vita.
Che non ti costi sacrificio, no. Ma piccole, costanti  rinunce sono inevitabili: e col senno di poi sembreranno giuste scelte.

Con questo non volevo assolutamente comunicarti un amore  fra me ed il tuo papà un po’ “blando” e sofferto. NO, te lo ho scritto subito: è  la cosa più bella che mi è capitata (a parte te, appunto, ma ne sei parte).
Quando ripenso alla mia vita, spesso penso al capitolo  post-Carlo: certo è la parte di maggior serenità e di crescita costante.
Te ne ho raccontato le difficoltà perché penso che sia  indispensabile, per essere sereni, accontentarsi. Non voglio che tu  cresca un tipo “tutto e subito”.
La meta che oggi ti può sembrare ”il tutto” (un amore, un  successo) domani ti apparirà più piccola e relativa, importante sì per il  momento ma non definitiva per la vita – di oggi, domani ed eterna.

E’ vero che anch’io ho sempre rifuggito il “rimandare a  domani quel che si può fare oggi”. Sono stata irruente, impulsiva e ansiosa.
Ed è anche vero che ogni istante va vissuto come se potesse  essere l’ultimo.
Perché così è, e allora vale la pena non rimandare le cose  “vitali”, nel senso di veramente rilevanti per la tua vita.
Scoprirai sulla tua pelle che quell’email che non poteva  aspettare due ore, tre ore dopo non è ancora stato letto (e a volte neanche il  giorno dopo, la settimana dopo).
Quante notti ansiose ho passato al lavoro, solo per  orgogliosamente rispettare una scadenza che in realtà mi ero data io; nel tempo  avevo anche bene imparato a riconoscere, nelle scadenza richiestemi dagli altri,  le vere urgenze dalle false.
E’ una delle cose più importanti da imparare, tanto al  lavoro quanto sullo studio: darai comunque un’ottima immagine di efficienza ed  affidabilità, nonché autocontrollo, se rispetterai le tue promesse consegnando  le cose nei tempi e modi effettivamente utili.
Un anticipo di una settimana, o pagine in più, valgono il  maggior stress che ti costano?
A volte si può tranquillamente rispondere: “per domani, no.  Ma fra tre giorni è perfetto” e scoprirai che comunque accontenti  l’interlocutore; anzi dimostri di avere carattere e la situazione in mano.
Senza contare che nell’affrettarsi puoi perdere di vista  delle opportunità.

Lina ha portato a casa da firmare un documento per l’asilo,  urgente: la richiesta – o meno – di educazione religiosa.
Voleva subito la firma; ho deciso che essendo per l’anno  prossimo, non era un giorno che avrebbe cambiato l’organizzazione dell’asilo. In  compenso, non volevo fermarmi alla firma: volevo cogliere l’occasione per  parlarne bene con il tuo papà, visto che è un argomento che mi sta a cuore per  il tuo futuro.

Con ciò, le scadenze – vere – vanno rispettate.
Perché arrabbiarsi con il mondo – come oggi fa lo zio  Michele – perché ti pone dei tempi e non si preoccupa delle tue personali  esigenze?
Se la raccolta punti va consegnata il 30, è meglio  consegnarla il 25 (poi magari ti ammali, si rompe la macchina…) che il 31.
Se il supermercato chiude la domenica, è inutile “provarci  lo stesso” ed arrabbiarsi.
Il mondo non deve ruotare intorno a te, ma tu puoi comunque  trovare il modo di inserirti bene nel “come gira”, senza andare a lottare contro  i mulini a vento.

Questa penna con cui ti scrivo: è la stilo che ai tempi  sognavo; me la hanno regalata il mio papà e la mia mamma a Ginevra, nel 1985. Ci  ho scritto la mia prima opera: la tesi di laurea.
E oggi, che ho tante belle penne, voglio scriverti con lei,  la vecchia Waterman.

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