– L’estate di 5 anni fa, a Pieve.

19-6-01

Due mesi insieme, quasi sole io e te, in piena sintonia, impegnate a crescere  fra profumi e mare. Che gioia ci siamo date! E che energia che avevo.
A Pieve disponevamo di tre stanze in una villetta con giardino, immersa fra  giardini ed agrumeti, con un balcone terrazza che abbracciava tutta la costa di  Levante, dal Monte di Portofino fino a Genova  ed oltre. Profumi ricchi, forti e delicati: un bouquet che ricollego solo a quei posti.
50 gradini fin su al parcheggio, 120 per scendere all’Aurelia, altri 120 al  mare: proprio un posto comodo, ideale con bambini piccoli! Il mare, poi: spianate di cemento sugli scogli, in una caletta nota pressoché  solo ai locali (“la chiappa”).

Ricordo ancora l’entusiasmo del mio primo viaggio con te e la Clio nuova di  pacca, piena di pappe, cambi, lettino, sterilizzatore, vaschetta… Ed ho fatto io tutto il trasloco, volando su e giù per i gradini mentre la  vicina ti controllava!

Dormivamo a trenta centimetri di distanza (come tante altre volte in seguito:  il rumore del tuo respiro!), tu di traverso nel lettino da viaggio. Eri così piccola, che ti avevo messo da un lato il cuscino, perchè ti sentissi  meno sperduta. E dire che sei arrivata a riempirlo in così poco tempo.
Ti contornavo di cuscini anche per il riposino, quando ti mettevo nel lettone  e volevo evitare che tu rotolassi giù. Mi coricavo di fianco a te, e ti  guardavo…. All’inizio dormivi poco il pomeriggio, come tuo solito. Poi hai iniziato a prolungare il sonno e, di dieci minuti in dieci minuti, sei  arrivata a dormire fino alle sei passate. Io prendevo il sole in terrazza, e venivo a controllarti, sempre più ansiosa:  saltavano tutti gli orari. Devi sapere che una neo-mamma viene riempita di raccomandazioni circa orari,  pappe e ritmi. Io avrei dovuto iniziare a svezzarti con la merenda di frutta. Ma  tu dormivi saporitamente all’ora della merenda! ricordo ancora le telefonate  ansiose alla pediatra…. In realtà tu stavi benissimo, mangiavi tranquilla e goduta, e in qualche modo  sei arrivata all’omogeneizzato di frutta. Nelle tue foto hai ancora quella col cucchiaino in bocca, seminuda sul terrazzo  di Pieve (ero seminuda anch’io, pronta ai leggendari “spruzzi” di protesta, che  tu in realtà non hai mai fatto).

Arrivò Nonna Ida, e scoprii che avrei anche dovuto pesarti. Ci sono mamme che  vivono pesando i loro bimbi; io non sapevo di quanto eri cresciuta in un mese. Andammo in farmacia, e io mi sono pesata con te in braccio e senza di te: un po’  una stima, direi! ma il compito era assolto. Con Nonna Ida lo ricordiamo ancora, ridendo.
Di fianco alla farmacia il tappezziere vendeva un mèzzaro con l’albero della  vita: ne sono rimasta colpita la prima volta che l’ho visto, la seconda è  piaciuto a Nonna Ida. E’ la tendona appesa in camera da letto oggi.

In giro con te in marsupio. Su e giù per i gradini, con te davanti e lo zaino  con spugnone  e spesa dietro. Fino ai negozi, e giù al mare. Ti mettevo a fare il riposino mattutino sotto una sporgenza degli scogli, su un  “lettino” che ti preparavo con marsupio e spugnone. Spartano, certo. Ma stavamo così bene…

Ricordo lunghe ore con te in braccio per il biberon, su una poltroncina sul  balcone. Un libro (dormivi spesso a metà biberon), la tortora curiosa, il mare, il tuo  peso abbandonato (e a fine estate avevo seri problemi di circolazione alla gamba  cui ti appoggiavo), il tuo profumo, la mia gioia di esserti mamma.

“Non sono miei gli anni che il tempo mi ha tolto; non sono miei gli anni che  forse verranno; mio è l’istante solo e, se sto attento a questo, è mio colui che  ha creato gli anni e l’eternità” (Andreas Gryphius).

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