– Festa della mamma.

“Ode alla vita” è il nome del profumo che mi hai regalato.
Non ne avevo visto il nome, ma quando l’ho provato nel negozio (poi nonna Marcella è andata a comprarlo – ci teneva – e ti ha spiegato di regalarmelo oggi). Ma è bellissimo, riceverlo, da te, oggi.

Abbiamo fatto insieme una torta: per me un evento, una pietra miliare.
Avrò fatto cinque torte in tutta la mia vita (e dal risultato di oggi si vede) ma era da tempo che mi riproponevo di farne una con te.
Per me era un po’ un segno, un paradigma di “mamma”: la mamma dolce, con cui trascorrere i pomeriggi anche a far torte. Risultato: finora ne hai fatte con Lina, e la mamma – è proprio sempre stato più forte di me – aveva qualcosa di meglio, più intellettuale, da fare.
Oggi ho passato il pomeriggio a farti fare il riposino e la torta: e adesso mi stai urlando entusiasta che “è bellissima!” (l’amore è proprio cieco).

Spero di riuscire a recuperare abbastanza da rimanere nei tuoi ricordi anche come una mamma con cui cucinavi…
Perché oramai so che mi ricorderai.
Sai, è il motivo principale che mi sostiene nelle cure: guadagnare tempo.
Più sopravvivo al male, più tu diventi grande e passi l’età dei ricordi nulli o confusi. Ogni tanto mi pongo il traguardo – chissà perché – dei tuoi nove anni, della tua prima comunione.
Oggi andavamo a messa, e ne uscivano i bimbi della prima comunione: ne eri entusiasta, “non vedevi l’ora”.
Temo sia un traguardo troppo ambizioso. Sto leggendo il libro di una mamma che manca in tempi molto rapidi (è però vero che non reagiva alla chemio); questa donna non credeva, ed era molto arrabbiata del suo destino.

Io continuo a chiedermelo, a provocarmi: sono arrabbiata?
No, proprio non è il termine giusto. Dispiaciuta, sì.
Oggi ho realizzato che il destino avrebbe potuto portarmi a dire, a 80 anni: ho vissuto una bella vita.
E – dannazione, sì – me ne mancano ben 40. Cioè il doppio di quanto ho vissuto sinora.
Incredibile: ho già avuto una vita così ricca, intensa, fortunata, che in altri 40 anni potrei fare… viaggi con papà e con te, bene agli altri, tante torte! tanto di tutto. Sicuramente godendomi il tutto di più, grazie alla lezione.
Chissà.

Intanto mi immagino te al mio posto, ad accompagnare papà al mio posto nei viaggi ed eventi sociali, a tenergli compagnia davanti al camino di Villarbasse o a spingerlo in vela e sci.

Sì, il rischio che corri e di venire da un lato troppo caricata di responsabilità e di aspettative, dall’altro di crescere viziata.
In quanto bimba sola, senza mamma, te ne verranno molto probabilmente concesse e perdonate tante, troppe.
Già ora papà per te non sa porre limiti, essere severo: te lo “fai su” come niente. Lo prendi con mine tutte femminili, anche per capricci che sarebbe meglio contenere.
Questo oggi è il mio ruolo scomodo: dirti anche di “no”.
Papà ti vede poco, e vuole che i momenti che trascorre con te siano tranquilli e sereni.
Non sa che la piccola scena che fai in sua presenza è in realtà la venticinquesima della giornata…. Adesso per esempio stiamo guardando la cassetta della Bella Addormentata; dopo lunga contrattazione, ne hai visto un pezzetto prima del telegiornale, hai lasciato guardare a me il TG, e poi ti ho rimesso la cassetta.
La vita è fatta anche di questi patti: occorre imparare a farli e rispettarli.
Un domani, se mancherò, rischi di avere troppe concessioni e pochi patti; ciò non ti preparerà alla vita vera, alla lotta, alla quotidiana convivenza.

Dall’altro lato, invece, rischi di essere investita di troppe aspettative.
Già tu, di carattere, sei sia “precisina” sia orgogliosa: una cosa deve riuscirti subito, e al meglio.
E papà si inorgoglisce tanto alla tua brillantezza che… chiede anche di più (già oggi mandandoti in ansia).
Un domani che il suo affetto e le sue attenzioni si riversino solo su di te… la sindrome da “piccolo genio” è nell’aria.

Insomma, piccolo genio e piccola principessa.
Eppure spero tanto che tu ne riesca al meglio, che troviate un vostro equilibrio.
In realtà, spero che papà si risposi al più presto, con una donna che ti sappia essere terza mamma, dolce e severa al punto giusto.
Spero che questa mamma riesca a tenere vivo in te il mio ricordo, che ti sostenga con il pensiero che ti ho voluto tanto tanto bene.

D’altronde, è quello che io sto facendo nei confronti della tua “mamma della pancia” cinese: raccontandoti quanto bene ti ha voluto, per arrivare alla decisione – certo difficile – di lasciarti, per garantirti un futuro migliore di quello che ti avrebbe potuto dare lei.
Sento di avere un debito di riconoscenza nei suoi confronti, per avermi dato la gioia di poterti amare.

Chissà che un giorno succeda lo stesso per una nuova mamma.

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