– Il tema Kandinsky mi ha avviato un po’ di dispiacere.

Non un po’, tanto tanto: ma devo cercare di non iniziare a  deprimermi, ma continuare a sorridervi.

Ieri sera Nonna Lucetta ti ha regalato un braccialetto  bijoux di perline e oro.
Ne sei contentissima ed orgogliosa, perché assomiglia al  bracciale di perle (belle e vere) che metto in questi giorni e ti piace.
Li hai attentamente confrontati (il tuo ha l’oro, che il  mio non ha) e sei un po’ delusa dal fatto di non riuscire a metterlo perché,  troppo grande, ti scappa. Allora abbiamo concordato che io te lo tengo nei miei  gioielli, e te lo darò quando ti andrà bene.
La cosa ti ha molto eccitato, e continuavi a ripetermela  “….e quando sarò grande, me lo darai”.
Si, si Chiara: quanto vorrei essere qui, quando sarai  grande, a dartelo! A passarti mano a mano i miei gioielli – veri e falsi – ad  insegnarti a metterli, a scambiarceli.
“Quando sarai grande….” è anche una canzone.
Non ci sarò io.

Ieri sera papà ha visto che mi commuovevo, e mi ha chiesto  come può aiutarmi. “Continua tu”, gli ho risposto.
Una risposta che mi è venuta naturale, ma mi suonava  così…. irreale.
Papà mi ha detto (piangendo) che ovviamente continuerà lui,  perché lui è me, perché siamo – ci siamo fatti – tanto simili….
Mi ha anche detto che non riuscirà mai a farlo bene come  me: mi riempie di complimenti.

E’ irreale parlare così, oggi. Tutti mi dicono che mi  vedono bene; io – a parte tanti dolorini serali – mi sento bene.
Ma mi aggrappo all’estate che sta arrivando, e che mi  ripropongo di trascorrere al meglio con voi: potrebbe essere l’ultima, o per lo  meno l’ultima con problemi fisici contenuti.
E già spero di non illudermi troppo: mi sembra un po’ un  azzardo aver comprato i biglietti per Salisburgo, fra 3 mesi.

D’altronde, siamo “in vacanza” ad Alessandria da dove ero  fuggita il 2 gennaio che non mangiavo, avevo vissuto una settimana a letto con  flebo, buoi e tristezza….
Il dottore mi ha poi detto che aveva temuto non mi sarei  ripresa.
Ed eccomi qui, cinque mesi dopo: è primavera, tu mi riempi  di bacini, la nonna Marcella è felicissima di averci, nonna nonna Carla si è  addirittura rianimata al vederci, recuperando tutto il suo spirito.
Ho rivisto Fabrizia – mia compagna di medie e di liceo –  dopo… forse addirittura dal suo matrimonio. L’ultima volta avremmo dovuto  vederci che tu e il suo Federico eravate piccoli piccoli, cinque anni fa, ma non  ci siamo riuscite.

La mia malattia sta facendo anche questo, con mio piacere:  le persone che mi sono state vicine vogliono farsi risentire un poco vicine nei  momenti difficili. La vita altrimenti ci avrebbe tenuti lontani.
O meglio, così si dice: non “la vita”, ma noi stessi. Che  problemi avrei avuto tutti questi anni a fare qualche telefonata in più, o  organizzare una cena, una visita in più (mai fatte ad Alessandria?!),
Coltiva le amicizie, Chiara.
Quelle vere sono poche, e possono rimanere con te tutta la  vita: vale la pena investirci.

Fabrizia ed io siamo sempre state molto diverse, eppure  vicine.
Giovedì sera sono andata a cena con Anna Fagiani: andavo a  raccogliere le ciliegie a casa sua a Pietramarazzi col mio primo motorino!
Oggi si è appena separata, ed ha bisogno di parlarne.
Stiamo vedendoci e parlando tanto da quando l’ho chiamata  per aiuto, a Natale. In quindici anni, altrimenti, l’avevo vista si e no 4 o 5  volte. Ma ci siamo “seguite” e oggi è come se l’amicizia proseguisse su basi che  c’erano e ci sono.

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