– Lasciati andare.

20-8-01

Non ho mai letto molto i “femminili” (intesi come riviste,  tanto più quelle scandalistiche).
In ospedale vanno bene anche quelli.

Leggo “credo che il più grande sogno per una donna sia  quello di avere un uomo protettivo.
Certo le donne nei loro momenti di stanchezza o debolezza  vorrebbero che il loro uomo le “coccolasse”.
Accidèmpoli come è vero. E come non lo ammettevo.
Prima debolezza: non ammetterlo!

Questo valeva in generale: dovevo essere io a sostenere e  spaccare il mondo.
Ma anche papà. E’ vero che è un bambinone, che ha bisogno di una donna che  gli dia conforto e sicurezza.
Ma anche lui è una grande risorsa, ansiosa di  dare, e che io rifuggivo addirittura.
Per evitargli dolore? Per avocarmi sono  all’ultimo la prerogativa del comando?

In due è più facile.
Meno male che in questi giorni di ospedale ci siamo  chiacchierati tanto, “fuori dai denti”, ritrovandoci proprio, come compagni di  vita (tanta).
E compagni di… morte? Cerebrotici, razionali ma sensibili  entrambi, abbiamo parlato anche di argomenti e pensieri faticosi, ma che c’erano ed erano tanto vicini ed allineati…

Erano probabilmente mesi che ci ponevamo le stesso domande (su fronti diversi), le stesse ansie. E ce ne difendevamo reciprocamente.
Dalle banali (voglio, quando mi seppelliranno, tenere la  fede al dito) alle etiche, alla tua educazione….
Ci siamo parlati, spogliati a nudo, davanti alla morte,  coccolati.
Come e perchè pensavo di poter fare wonder woman anche ora,  avendo a fianco un tale compagno?
Per un malinteso senso di responsabilità, di protezione.
Per sentirmi all’altezza delle aspettative, sino  all’ultimo.
D’altronde, sempre dai giornali “il segreto perchè una coppia sia a  lungo felice insieme è: non bisogna mai far sentire che si è dipendenti da lui”.
Sciocchezze.

Cos’è, anche quando si trova una persona di fiducia, un  alter ego (può trattarsi del moroso ma anche di un’amica) si deve impostare  una gara?
Una gara di resistenza, superiorità, a chi è più autonomo dal supporto  altrui?

Lasciati andare, accantona la sicurezza, ogni tanto: sia  quella che ti è propria, sia – tanto più – quella che manifesterai spavalda per  conquistarti un posto nella vita (e che magari ti costa fatica ogni momento).
Lasciati andare a chiacchiere e coccole fisiche.

Pensa da che pulpito: io non sono proprio mai riuscita a  lasciarmi andare, e solo papà, nel tempo, è un po’ riuscito a farmi apprezzare  le coccole, la fisicità.
Con i miei il bacino, la carezza in più non c’erano, non  erano abitudine.
Con te, da quando sei piccola, facciamo “nasino nasino”  (strofinamento di naso) o “rotola rotola” (rotolamento abbracciate sul lettone).  Anzi, “rotola rotola” era il rito per te e per me di corsa al mio rientro a  casa, dopo il lavoro.
Prima dell’operazione, che ha ostacolato tutti i contatti  fisici un po’ violenti.

Un giorno, commossa, ti ho abbracciata ed ho iniziato a  piangere.
La mia mamma si è stupita ed ha fatto per allontanarti.  L’ho fermata e ti ho cullata ancora più forte, spiegando che mi sembrava giusto  che tu apprendessi che la vita è anche dolore, e lacrime.
Non sapevo ancora quanto e come l’avresti imparato!

Certo oggi mi consoli tantissimo con i tuoi bacini.
E la mattina, al risveglio ad Antagnod ti piace crogiolarti  al sole sul divano, rotolandoti sui cuscini e prendendoti il tuo tempo.
A me, nonostante quel che ti predico in queste pagine,  nonostante l’oggettiva pigrizia del momento (è presto, non c’è nulla da fare di  urgente o di importante), nonostante il panorama del Monte Rosa che sta  svelandosi dalle nubi, verrebbe da interrompere i tuoi giochi , sollecitarti a  vestirti ed “iniziare la giornata”.

Ma tu la stai già iniziando, e nel modo migliore!
Mi sforzo  di rispettare i tuoi ritmi, cosciente del fatto che non è giusto che me lo debba  imporre a livello razionale.
Dovrebbe sorgermi spontaneo: dovrei appunto, lasciarmi  andare anch’io.

Quanto vorrei, ora, dopo una giornata faticosa di tosse,  lasciarmi andare….
Macchè: sembra che wonder woman voglia governare la propria  vita sino all’ultimo, senza cedere facilmente neanche alla Signora Morte.

Che “sfrizzolo” alla testa ‘sta sera! che tosse!
Dall’ultimo ospedale ho “recuperato” 4 mesi: 4 mesi di  diario.
Prima non lo avresti avuto.
Oggi sai qualcosa in più della tua mamma: e allora ne è  valsa la pena.

Lasciarsi andare:

  • indulgere
  • un bagno caldo con le candele, un brunch ricco e pigro
  • quattro chiacchiere con l’amico/a, ma con mente e cuore  in mano; non a carattere mondano; non evitando di ferire, o “dire” davvero
  • una carezza sul ginocchio, una testa sulla spalla
  • sdraiarsi a testa in su su un prato
  • vorresti sfogarti o affrontare un argomento che ti sta a  cuore? non rimandare, non aspettare il momento “giusto”: quante cene ho rovinato  a papà con argomenti… pesanti; non consiste in questo il “lasciarsi andare”,  no – ma libera il campo; se per salvare cena ed umore rinvii discussioni e  apertura di cuore, rischi di perdere il momento

Questo ho scoperto che vale con te stessa, con l’amica, ma  anche con la mamma, papà ecc.
Se avessi dato una carezza in più alla mia mamma ogni tanto  (e lei si fosse lasciata andare…) avremmo riscoperto un rapporto un po’  prima?!

Leave a Reply

Please log in using one of these methods to post your comment:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s