– Ti stai tenendo per mano con Giada.

11-6-01, Spotorno
Ti stai tenendo per mano con Giada, amichetta ritrovata (stessa spiaggia, stesso mare!) insieme a Giulia, Federica ed altre. Piccole donne crescono.
Controlli dove siamo, e vai a giocare un po’  con qualcuna. Sei sempre stata una bimba giudiziosa e prudente – a volte fin troppo. Sappiamo di poter essere tranquilli.
Poi, sei l’unica che pende a testa in giù dalle sbarre; ma se lo fai, è perchè ti sei lungamente esercitata e ne sei sicura.. Di sicuro hai molto di me e papà in questo: se le cose si fanno, si fanno bene. Stavo giusto leggendo sul giornale che il 30% dei giovani è “secchione” e pensa a costruirsi un buon curriculum. Io di sicuro sono stata così; anzi ho addirittura sposato quel mio caro amico che mi consigliava di mettere nel piano degli studi esami difficili ma utili (come finanza aziendale!).
Mi ricordo ancora, io e papà suna panchina di Parco Ravizza. A differenza dei  tipici “bocconiani” eravamo lì con le nsotre bici, io in una incredibile tuta da ginnastica rosa shocking, Carlo in camicia indiana e zoccoli. Tutti e due in regola con gli esami, abbiamo fatto di tutto durante l’Università.

Io ho sempre frequentato solo i corsi che mi interessavano o servivano veramente (e mai le prime lezioni della mattina: per quanto importante potesse essere la lezione, non sono mai riuscita ad “attaccare” prime delle 9.30, neanche al liceo).
Ho dato ripetizioni private, mi facevo tagliare i capelli a pagamento, ho fatto l’animatrice in un villaggio turistico, andavo a russo…
Mi sono laureate in 4 anni perché mi ero riproposta – d’orgoglio – di non costare di più ad i miei; e mi sono laureata col massimo dei voti, ma senza fatiche: in realtà, mai fermarsi alle apparenze, la Bocconi non era poi così difficile come diceva la sua fama.

Anche dopo, nella mia rapida esperienza a psicologia, mi veniva da sorridere alle difficoltà trovate dagli altri agli esami. Non é questione di sapere tutto, é questione di venderlo bene. E io non mi considero neanche brava a vendere me stessa, specie quando non sono sicura di quanto so.
Ma la verità é che una volta che si é in ballo, tanto vale ballare. E non hai niente da perdere.
Impappinarsi, cercare di ricordare esattamente la risposta… mal che vada devi solo ripresentarti. Osare un po’, cercando di ricostruire risposte a logica e non a memoria magari funziona, e ti risparmia del tempo per un prossimo esame.
Magari il professore é stufo di trovare allievi che si bloccano su quella stessa domanda, e ti premia anche solo per una risposta furba.
Alcuni dei voti migliori all’università – confesso – li ho presi non avendo quasi studiato. Tentare non nuoce.
Diritto pubblico lo ho dato in 10 gironi, mandando un mio amico ad iscriverci alle 4 di mattina; é chiaro che l’azzardo va aiutato, ed importante é studiare il campo prima, documentarsi, avere una tattica. E io avevo scoperto che il terribile docente non é vero che non chiedeva diritto costituzionale, ma ne chiedeva raramente le prime 70 pagine.
L’iscrizione alle 4 mi porto ad essere interrogate dal docente, ed essere l’unica a saper rispondere a costituzionale (ma se mi chiedeva pagina 71 tornavo a casa…).
Avrei solo avuto un esame di meno, e sarei partita comunque per le vacanze.
Ma, con un po’ di furbizia, partivo più leggera.

Cerca sempre di alleggerirti un po’ il compito: vivrai meglio. Non per questo perderai qualcosa, o sarai più ignorante o meno stimata. Avrai poi comunque modo e tempo di approfondire quello che vuoi. In compenso, avrai meno problemi e complessi sul momento.

Io per esempio mi sono sempre mangiata le parole. Era proprio un difetto, che si faceva più grave nelle situazioni di tensione (certe interrogazioni, con mia madre…). Al lavoro poi mi faceva temere le frequenti occasioni di parlare in pubblico: mi dava insicurezza.

Così mi sono iscritta ad un corso di dizione e recitazione (bellissima esperienza!).
Ma il dominio di fiato e postura non bastava. Ad un corso di public speaking mi insegnarono un trucco: girare quella che io consideravo debolezza in punto di forza e tranquillità: all’inizio del mio intervento dichiaravo il mio entusiasmo per il mio lavoro e per il progetto che stavo per presentare (e la cosa poteva solo venir apprezzata); poi incaricavo ufficialmente qualcuno nelle prime file di farmi rallentare se tale entusiasmo mi avesse fatto correre troppo, mangiandomi le parole.
Ha funzionato sempre, benissimo.
Una piccola deresponsabilizzazione, per tanta tranquillità: d’incanto non mi mangiavo più le parole!

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